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Accanto ai numerosi studi di ricerca di base, esiste una forte attività clinica legata
soprattutto alla sperimentazione. Molti sono i trattamenti innovativi per i malati affetti da morbo
di Crohn e rettocolite ulcerosa (RU).
Anticorpi monoclonali contro IL-12/IL-23 nella malattia di Crohn
Sono attivi due protocolli di studio clinico per l’utilizzo di ustekinumab nella malattia di
Crohn attiva moderato-severa nei pazienti che hanno fallito o che sono intolleranti alle terapie
biologiche anti TNF-α. Il farmaco agisce su due molecole (IL-12 e IL-23) che scatenano l’i
nfiammazione con un meccanismo diverso rispetto al TNF-α. Il primo protocollo valuterà l’efficacia
nell’induzione della remissione clinica; i pazienti che risponderanno alla terapia potranno essere
inclusi nel secondo protocollo per valutare l’efficacia nel mantenimento della remissione per 44
settimane.
Anticorpi monoclonali contro IL-6 nella malattia di Crohn
L’interleuchina 6 (IL-6) è una molecola che scatena l’infiammazione e ha un ruolo importante
nella patogenesi delle IBD. Il nostro Centro partecipa ad uno studio clinico randomizzato
controllato internazionale che valuterà l’efficacia nell’induzione e nel mantenimento della
remissione nei pazienti con malattia di Crohn attiva moderato-severa che non rispondono, perdono di
risposta o che non tollerano le terapie con anti TNF-α.
Vedolizumab nella malattia di Crohn e nella rettocolite ulcerosa
Il Vedolizumab è un farmaco biologico di ultima generazione in grado di inibire il richiamo dei
globuli bianchi attivati all’intestino infiammato. Il farmaco è stato già sperimentato in studi di
Fase II ed ora è in sperimentazione contro placebo nello studio di Fase III che dovrebbe portare
alla definitiva approvazione del farmaco. La sperimentazione coinvolge pazienti sia con rettocolite
ulcerosa che con malattia di Crohn moderata-severa, e che sono naive o che non hanno risposto, o
hanno perso di risposta agli anti TNF-α o steroido-dipendenti. La sperimentazione si concluderà
nella metà del 2011.
Cellule staminali
Il nostro centro partecipa allo studio ASTIC, studio europeo multicentrico nel trapianto di
cellule staminali in pazienti con malattia di Crohn, che permetterà di capire in 2 anni se il
trapianto di staminali può essere un’efficace alternativa terapeutica. Il trapianto è eseguito
sotto la supervisione della Società Europea di Trapianto di Midollo Osseo. I due pazienti
sottoposti a trapianto di cellule staminali nell’estate scorsa sono tuttora in fase di remissione
senza terapia.
PREVENT
Il nostro centro partecipa ad uno studio multicentrico internazionale che ha lo scopo di
dimostrare l’efficacia dell’infliximab nel prevenire la recidiva post-chirurgica della malattia di
Crohn. Uno studio preliminare su 24 pazienti condotto negli USA ha mostrato che quasi tutti i
pazienti trattati dopo intervento chirurgico con infliximab non avevano ripresa di malattia ad un
anno dall’intervento. I pazienti che verranno operati di resezione intestinale e che non sono mai
stati trattati con biologici potranno entrare in questo studio con enormi vantaggi, dato che l’i
nfliximab non è ancora dispensato per questa indicazione.
CREOLE
È partito da poco uno studio internazionale sull’efficacia dell’adalimumab nelle stenosi
sintomatiche da malattia di Crohn. Al momento dell’inclusione i pazienti verranno sottoposti a
risonanza magnetica ed eventuale ecografia delle anse intestinali, da ripetere dopo 8 settimane di
terapia. Questo studio potrebbe dimostrare l’efficacia delle terapie biologiche in questo tipo di
pazienti che altrimenti andrebbero incontro ad un intervento chirurgico.
CALM
Ci sono sempre più evidenze che trattare in maniera “aggressiva” e precoce la malattia di Crohn
può enormemente cambiare l’evoluzione della malattia in meglio. Per questo il nostro Centro breve
partecipa ad uno studio per i pazienti con malattia recente (meno di 4 anni dalla diagnosi), senza
complicanze, che non hanno mai fatto altre terapie se non mesalazina o budesonide. Questi pazienti
verranno trattati per 8 settimane con prednisone e poi inizieranno la terapia biologica con
adalimumab. Questo approccio (chiamato “top down”) potrebbe evitare, nel lungo termine, ricoveri ed
interventi legati alla malattia e tuttora non può essere utilizzato se non all’interno del
protocollo di studio.
Studio multicentrico METEOR
Stiamo partecipando ad uno studio promosso dalla European Crohn’s and Colitis Organization
(ECCO) sull’efficacia del metotrexato nella rettocolite ulcerosa steroido-dipendente. Il
metotrexato è un farmaco immunosoppressore, molto usato in Reumatologia e nella malattia di Crohn.
Se lo studio avrà buoni risultati, ci sarà un altro immunosoppressore che potrà essere utilizzato
per i pazienti con rettocolite ulcerosa che non riescono a mantenere la remissione senza
cortisone.
Leucocitaferesi
La leucocitaferesi è un trattamento sperimentale che prevede il passaggio di una parte del
sangue del paziente attraverso un filtro che elimina molti dei globuli bianchi responsabili della
malattia. È attivo il reclutamento per uno studio multicentrico europeo di pazienti con rettocolite
ulcerosa steroido-dipendenti che vogliano sottoporsi a leucocitaferesi (Adacolumn®). Il protocollo,
che prevede 5 trattamenti nell’arco di 5 settimane con l’obiettivo di eliminare la dipendenza dagli
steroidi. I risultati sull’efficacia clinica di questo studio saranno disponibili a partire dalla
metà del 2011.
Nuove modalità di diagnostica con risonanza magnetica
Il nostro Centro collabora con radiologi esperti nel campo delle malattie infiammatorie croniche
intestinali. Abbiamo a disposizione un nuovo macchinario per la risonanza magnetica dell’intestino
tenue a 3 Tesla (presente in soli due Centri in Italia), in grado di garantire una migliore
risoluzione delle immagini. Nel 2009, grazie anche alla partecipazione di pazienti volontari,
abbiamo partecipato ad uno studio che coinvolgeva i più importanti Centri per le IBD al mondo, per
validare la nuova classificazione internazionale di malattia di Crohn, utilizzando TAC e risonanza
magnetica. Mettendo insieme i dati di 40 pazienti sottoposti ad entrambi gli esami, abbiamo
riscontrato che entrambi gli esami sono equivalenti dal punto di vista diagnostico per lo studio
dell’intestino tenue e che, quindi, la risonanza magnetica, che non richiede utilizzo di raggi X
come la TAC, può essere utilizzata più volte per il controllo della malattia. I risultati sono
stati pubblicati sulla rivista scientifica Inflammatory Bowel Disease.
Per il 2011 continueremo a controllare con risonanza i nostri pazienti in terapia biologica e
non per valutare l’efficacia clinica delle terapie sull’intestino nella malattia di Crohn.
Valuteremo anche la tollerabilità e sicurezza della procedura diagnostica e la correlazione tra i
reperti evidenziati alla risonanza e determinati markers fecali ed urinari di infiammazione, per la
ricerca di nuove tecniche diagnostiche non invasive.
Budesonide MMX® nella rettocolite ulcerosa lieve-moderata
Il nostro Centro ha partecipato ad una sperimentazione clinica multicentrica di livello europeo
su una nuova formulazione di budesonide, il c.d. “Multi Matrix ®”. Questo farmaco è un cortisonico
a minimo effetto sistemico (cioè con pochissimi effetti collaterali) che si scioglie solo quando
arriva nel colon, permettendo al principio attivo di agire sulla mucosa intestinale lì dove serve.
Questo farmaco è una valida alternativa ai cortisonici classici nel trattamento della rettocolite
lieve o moderata, evitando numerosi effetti collaterali oggi comuni tra i pazienti trattati. Nel
nostro centro abbiamo incluso 25 pazienti in questo studio. I dati sono stati appena resi noti,
mostrando che quasi il 20% dei pazienti che ha assunto il farmaco sperimentale ad alto dosaggio ha
raggiunto la remissione clinica completa e la assoluta guarigione della mucosa, contro il 4% che ha
assunto placebo. È stato portato a termine anche lo studio che valuta l’efficacia nel mantenimento
della remissione a 12 mesi.
Al momento, abbiamo a disposizione il farmaco per i pazienti che hanno fallito tutte le terapie
indicate per la rettocolite e che hanno indicazione all’intervento chirurgico. Il farmaco viene
somministrato mediante protocollo di uso compassionevole e prevede un trattamento di 8
settimane.
Venofer®
A partire da settembre 2011, attiveremo un protocollo di studio clinico randomizzato contro
placebo per valutare l’efficacia dell’infusione endovena di ferro nel ridurre la stanchezza cronica
nei pazienti con IBD. Sembra infatti che la carenza di ferro anche senza franca anemia può
giustificare questo sintomo diffuso tra i pazienti che mantengono la remissione di malattia. I
pazienti con IBD che avranno carenza di ferro senza anemia importante e che hanno stanchezza
cronica potranno essere inclusi nello studio.
Ferumoxytol
Uno studio clinico su una nuova formulazione di ferro è stato appena avviato presso il nostro
Centro. Lo studio confronta il normale ferro somministrato endovena con una nuova formulazione
(Ferumoxytol) di ferro che si somministra per due volte consecutive in bolo nell’arco di un minuto.
Lo studio è aperto a tutti i pazienti che abbiano anemia da carenza di ferro, non necessariamente
affetti da IBD.
DOUCREL
I pazienti con rettocolite ulcerosa attiva in mantenimento con mesalazina e che richiedono
un aumento di dosaggio della stessa mesalazina verranno invitati a partecipare ad uno studio
osservazionale per identificare fattori di rischio di riacutizzazione, la risposta al trattamento
ed eventuali interazioni tra mesalazina ed altri farmaci.
OPUS
Il nostro Centro partecipa ad uno studio osservazionale che prevede di seguire i pazienti
trattati per lungo tempo con infliximab o altre terapie immunosoppressive per rettocolite ulcerosa.
Lo studio dura 5 anni e permetterà di valutare oggettivamente la sicurezza a lungo termine delle
terapie tuttora utilizzate.
Diagnosi precoce con cancro del colon in pazienti con IBD (NBI e cromoendoscopia)
Nelle IBD di lunga data (almeno 8-10 anni), il rischio di tumore del colon aumenta. La
sorveglianza endoscopica è pertanto necessaria per ridurre al minimo questo rischio.
Abbiamo a disposizione per i nostri pazienti due nuovissime metodiche in grado di rilevare la
presenza di aree di displasia o neoplasia nei pazienti con MICI: la cromoendoscopia e la narrow
band imaging (NBI). Recenti studi hanno dimostrato che l’utilizzo di queste metodiche, unite alle
multiple biopsie in tutto il colon, sono in grado di aumentare significativamente la possibilità di
diagnosticare una lesione neoplastica o pre-neoplastica precocemente. La cromoendoscopia viene
fatta colorando la mucosa del colon con colorante non tossico che mette in evidenza le aree
displastiche o cancerose. La NBI è in grado di aumentare la risoluzione dell’immagine endoscopica
tanto da valutare segni di trasformazione sospetta a livello mucoso e vascolare nel colon. È stato
pubblicato uno studio dal nostro gruppo su World Journal of Gastroenterology . |